Segreti gusto nascosti in dna, riparte caccia



TRIESTE, 23 LUG - Che la via della Seta sia ricca di tesori se n'era gia' accorto Marco Polo otto secoli fa, ma quelli che hanno riportato i ricercatori partiti da Trieste lo scorso anno, e che stanno per tornare e 'finire il lavoro', sono ben diversi. La spedizione organizzata dall'Irccs Burlo Garofolo e della Sissa di Trieste con l'aiuto della Fondazione Terra Madre e' a caccia dei geni del gusto, e spera di trovarli nelle popolazioni che si susseguono lungo le migliaia di chilometri della via.
"Abbiamo scelto la via della Seta perche' e' il luogo dove per migliaia di anni si sono mescolate culture e geni - spiega il genetista Paolo Gasparini dell'ospedale triestino, responsabile del progetto - per 'completarla' ci mancano Armenia e Kirgizistan, anche se abbiamo gia' raccolto una quantita' enorme di dati".
Alcune informazioni sono gia' state elaborate a partire dai prelievi, piu' di 350 e con 2,5 milioni di informazioni genetiche per ogni individuo, fatti lo scorso anno. Oltre a prelevare il Dna di alcuni soggetti di popolazioni indicate dagli esperti di Terra Madre, gli stessi sono stati sottoposti ad alcuni test riguardanti i 5 sensi. Incrociando le informazioni genetiche con i risultati e' stato possibile trarre alcune conclusioni: "Ad esempio abbiamo studiato la relazione tra 26 geni candidati per il gusto e le preferenze alimentari riscontrando diverse associazioni positive - spiega Nicola Pirastu, un altro dei ricercatori che lavorano al progetto - La più interessante è quella che riguarda un gene ITPR3 che sembra essere associato a molte preferenze alimentari con diversi marker. Andando a verificare anche le associazioni non significative abbiamo riscontrato che questo gene sembra implicato nelle preferenze di 35 diversi cibi anche se con varianti diverse ma sempre con la stessa direzione dell'effetto".
Gli esperti partiranno per l'Armenia, il penultimo stato mancante, la prossima settimana, e rimarranno circa una settimana: "Quello che ci spinge a cercare i geni del gusto e' che noi mangiamo quello che ci piace, e quello che mangiamo influenza la nostra salute - continua Gasparini - lo scopo finale e' arrivare a una 'alimentazione personalizzata' che assomigli alla 'medicina personalizzata' di cui si parla molto in questo periodo".
Oltre ai risultati sui sensi lo studio ha permesso di trarre alcune conclusioni sui movimenti e sulle relazioni delle varie popolazioni nel corso dei millenni: "Stiamo costruendo una mappa genetica dell'area - spiega il responsabile del progetto - abbiamo scoperto ad esempio che una tribu' di produttori di meloni in Uzbekistan si e' distaccata dalla principale parecchie centinaia di anni fa". (ANSA).